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    <title>Altre Indagini</title>
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    <description>Le puntate speciali di Indagini che raccontano le grandi vicende della storia italiana, di Stefano Nazzi.</description>
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      <title>Palermo, 16 gennaio 2023 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Matteo Messina Denaro e stato a lungo, per i mafiosi, una figura quasi mitologica: l'ultimo tra i capi della Cosa Nostra dell'epoca stragista a essere ancora in circolazione, latitante da trent'anni, imprendibile. Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano, nel 2006, rimase l'unico in liberta tra i capi mafiosi che avevano partecipato nel 1992 alla riunione di Castelvetrano. Era la riunione in cui Toto Riina aveva imposto la strategia stragista: colpire persone con ruoli istituzionali o molto popolari, anche fuori dalla Sicilia, per fare pressioni sullo Stato affinche alleggerisse le posizioni dei mafiosi in carcere.</p>
<p>E poi, a gennaio 2023, Messina Denaro e stato finalmente trovato e arrestato.</p>
<p>Matteo Messina Denaro era scomparso a giugno del 1993, a 31 anni, ed e stato ritrovato che ne aveva 61. Nel frattempo era diventato uno dei capi piu influenti di Cosa Nostra, e aveva guidato la sua trasformazione: meno morti, piu affari, questa era diventata la nuova regola. Era un mafioso imprenditore.</p>
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      <title>Palermo, 16 gennaio 2023 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Matteo Messina Denaro e stato a lungo, per i mafiosi, una figura quasi mitologica: l'ultimo tra i capi della Cosa Nostra dell'epoca stragista a essere ancora in circolazione, latitante da trent'anni, imprendibile. Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano, nel 2006, rimase l'unico in liberta tra i capi mafiosi che avevano partecipato nel 1992 alla riunione di Castelvetrano. Era la riunione in cui Toto Riina aveva imposto la strategia stragista: colpire persone con ruoli istituzionali o molto popolari, anche fuori dalla Sicilia, per fare pressioni sullo Stato affinche alleggerisse le posizioni dei mafiosi in carcere.</p>
<p>E poi, a gennaio 2023, Messina Denaro e stato finalmente trovato e arrestato.</p>
<p>Matteo Messina Denaro era scomparso a giugno del 1993, a 31 anni, ed e stato ritrovato che ne aveva 61. Nel frattempo era diventato uno dei capi piu influenti di Cosa Nostra, e aveva guidato la sua trasformazione: meno morti, piu affari, questa era diventata la nuova regola. Era un mafioso imprenditore.</p>
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      <title>Cermis, 3 febbraio 1998 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 3 febbraio 1998 la cabina di una funivia in Val di Fiemme, in Trentino, precipito dopo che i cavi erano stati tranciati da un aereo militare statunitense. Le 20 persone che si trovavano a bordo morirono tutte.</p>
<p>Al momento dell'impatto, l'aereo americano stava volando a 110 metri dal suolo e alla velocita di 540 nodi, circa 1000 chilometri all'ora: molto piu basso dell'altezza minima consentita, e molto piu veloce del massimo consentito. Il tipo di aereo militare utilizzato - un jet Grumman EA-6B Prowler - non e adatto al volo radente e non avrebbe dovuto volare cosi basso. Eppure il volo era stato autorizzato, anche dalla parte italiana.</p>
<p>Le responsabilita di questa vicenda sono subito state individuate, la dinamica dell'incidente era chiara fin dall'inizio, e lo erano anche le infrazioni delle regole per voli radenti compiute dai piloti dell'aereo.<br />
Ma era chiaro anche che i militari americani non sarebbero mai stati giudicati in Italia: lo impedivano trattati della Nato e accordi secretati tra il governo italiano e quello degli Stati Uniti. Quindi la vicenda del disastro del Cermis e anche una vicenda politica, in cui ancora una volta la giustizia e il governo italiano si scontrarono con una volonta politica diversa.</p>
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      <title>Cermis, 3 febbraio 1998 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 3 febbraio 1998 la cabina di una funivia in Val di Fiemme, in Trentino, precipito dopo che i cavi erano stati tranciati da un aereo militare statunitense. Le 20 persone che si trovavano a bordo morirono tutte.</p>
<p>Al momento dell'impatto, l'aereo americano stava volando a 110 metri dal suolo e alla velocita di 540 nodi, circa 1000 chilometri all'ora: molto piu basso dell'altezza minima consentita, e molto piu veloce del massimo consentito. Il tipo di aereo militare utilizzato - un jet Grumman EA-6B Prowler - non e adatto al volo radente e non avrebbe dovuto volare cosi basso. Eppure il volo era stato autorizzato, anche dalla parte italiana.</p>
<p>Le responsabilita di questa vicenda sono subito state individuate, la dinamica dell'incidente era chiara fin dall'inizio, e lo erano anche le infrazioni delle regole per voli radenti compiute dai piloti dell'aereo.<br />
Ma era chiaro anche che i militari americani non sarebbero mai stati giudicati in Italia: lo impedivano trattati della Nato e accordi secretati tra il governo italiano e quello degli Stati Uniti. Quindi la vicenda del disastro del Cermis e anche una vicenda politica, in cui ancora una volta la giustizia e il governo italiano si scontrarono con una volonta politica diversa.</p>
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      <title>Il Cairo, 25 gennaio 2016 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Altre Indagini e il podcast di Stefano Nazzi che ogni due mesi racconta una delle grandi vicende della storia italiana, con gli stessi approcci e rigori applicati alla cronaca nera in Indagini. Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e sull'app del Post per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa si che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti.</p>
<p>Il 25 gennaio 2026 saranno passati dieci anni dal giorno della scomparsa di Giulio Regeni. In questo decennio si sono accumulate testimonianze, indizi e responsabilita, fino ad arrivare a individuare quattro agenti dei servizi segreti egiziani come principali imputati. Ma cio che e apparso piu evidente, fin dall'inizio, e stata la sistematica mancanza di collaborazione delle autorita egiziane, che ha di fatto reso impossibile un processo regolare.</p>
<p>L'Egitto e un paese con cui l'Italia intrattiene stretti rapporti economici e militari, ed e stato reinserito nel 2024 nella lista dei "paesi sicuri". Nonostante questo, un cittadino italiano e stato sequestrato, torturato e ucciso dai servizi segreti locali: un trattamento efferato, che il regime egiziano riserva di solito ai propri oppositori interni, non a un ricercatore universitario di un paese europeo. E malgrado gli sforzi dei magistrati italiani, nessuno degli accusati e mai comparso davanti alla giustizia.</p>
<p>La storia delle torture e dell'omicidio di Regeni e anche una storia di depistaggi e tentativi di insabbiamento, soprattutto in Egitto ma in parte anche in Italia. E la storia di un processo faticoso, di ostruzionismi costanti, di governi italiani che da un lato dichiaravano di voler arrivare alla verita e dall'altro ricordavano la "centralita" dell'Egitto per gli interessi del paese. Ed e la storia dei genitori di Regeni, dei loro avvocati e di chi continua a pretendere che la verita storica diventi anche verita giudiziaria.</p>
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      <title>Il Cairo, 25 gennaio 2016 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Altre Indagini e il podcast di Stefano Nazzi che ogni due mesi racconta una delle grandi vicende della storia italiana, con gli stessi approcci e rigori applicati alla cronaca nera in Indagini. Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e sull'app del Post per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa si che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti.</p>
<p>Il 25 gennaio 2026 saranno passati dieci anni dal giorno della scomparsa di Giulio Regeni. In questo decennio si sono accumulate testimonianze, indizi e responsabilita, fino ad arrivare a individuare quattro agenti dei servizi segreti egiziani come principali imputati. Ma cio che e apparso piu evidente, fin dall'inizio, e stata la sistematica mancanza di collaborazione delle autorita egiziane, che ha di fatto reso impossibile un processo regolare.</p>
<p>L'Egitto e un paese con cui l'Italia intrattiene stretti rapporti economici e militari, ed e stato reinserito nel 2024 nella lista dei "paesi sicuri". Nonostante questo, un cittadino italiano e stato sequestrato, torturato e ucciso dai servizi segreti locali: un trattamento efferato, che il regime egiziano riserva di solito ai propri oppositori interni, non a un ricercatore universitario di un paese europeo. E malgrado gli sforzi dei magistrati italiani, nessuno degli accusati e mai comparso davanti alla giustizia.</p>
<p>La storia delle torture e dell'omicidio di Regeni e anche una storia di depistaggi e tentativi di insabbiamento, soprattutto in Egitto ma in parte anche in Italia. E la storia di un processo faticoso, di ostruzionismi costanti, di governi italiani che da un lato dichiaravano di voler arrivare alla verita e dall'altro ricordavano la "centralita" dell'Egitto per gli interessi del paese. Ed e la storia dei genitori di Regeni, dei loro avvocati e di chi continua a pretendere che la verita storica diventi anche verita giudiziaria.</p>
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    <item>
      <title>Ostia, 2 novembre 1975 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Pier Paolo Pasolini venne ucciso 50 anni fa, nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975. Nelle stesse ore la polizia fermo un minorenne che guidava contromano una macchina rubata. Il ragazzo, Giuseppe Pelosi, confesso di aver ucciso lo scrittore per difendersi da un suo approccio sessuale violento. Venne processato e condannato; sconto la pena. In apparenza, non c'era piu nulla su cui indagare.<br />
In realta, come spiega Stefano Nazzi nella nuova puntata di <em>Altre Indagini</em>, nella confessione c'erano cose che non quadravano. La scena del crimine raccontava una storia piu complessa. E le informazioni date negli anni successivi da diverse persone, tra cui Pelosi stesso, portavano in un'altra direzione.</p>
<p>Quando fu ucciso, a 53 anni, Pier Paolo Pasolini era uno degli intellettuali italiani piu noti e discussi. Nel corso della sua vita era stato processato 33 volte e altrettante volte assolto. Era amico di scrittori e poeti importanti, partecipava a programmi televisivi, ma frequentava anche la marginalita piu povera e periferica, alla ricerca di una purezza che la societa borghese dei consumi aveva, secondo lui, compromesso. Forse, la chiave per il movente del delitto si trova in alcune delle sue ultime opere come regista e scrittore.</p>
<p><em>Altre Indagini</em> e il podcast di Stefano Nazzi che ogni due mesi racconta una delle grandi vicende della storia italiana, con gli stessi approcci e rigori applicati alla cronaca nera in Indagini. Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e <a href="https://app.ilpost.it">sull'app del Post</a> per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa si che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti.</p>
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      <title>Ostia, 2 novembre 1975 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Pier Paolo Pasolini venne ucciso 50 anni fa, nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975. Nelle stesse ore la polizia fermo un minorenne che guidava contromano una macchina rubata. Il ragazzo, Giuseppe Pelosi, confesso di aver ucciso lo scrittore per difendersi da un suo approccio sessuale violento. Venne processato e condannato; sconto la pena. In apparenza, non c'era piu nulla su cui indagare.<br />
In realta, come spiega Stefano Nazzi nella nuova puntata di <em>Altre Indagini</em>, nella confessione c'erano cose che non quadravano. La scena del crimine raccontava una storia piu complessa. E le informazioni date negli anni successivi da diverse persone, tra cui Pelosi stesso, portavano in un'altra direzione.</p>
<p>Quando fu ucciso, a 53 anni, Pier Paolo Pasolini era uno degli intellettuali italiani piu noti e discussi. Nel corso della sua vita era stato processato 33 volte e altrettante volte assolto. Era amico di scrittori e poeti importanti, partecipava a programmi televisivi, ma frequentava anche la marginalita piu povera e periferica, alla ricerca di una purezza che la societa borghese dei consumi aveva, secondo lui, compromesso. Forse, la chiave per il movente del delitto si trova in alcune delle sue ultime opere come regista e scrittore.</p>
<p><em>Altre Indagini</em> e il podcast di Stefano Nazzi che ogni due mesi racconta una delle grandi vicende della storia italiana, con gli stessi approcci e rigori applicati alla cronaca nera in Indagini. Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e <a href="https://app.ilpost.it">sull'app del Post</a> per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa si che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti.</p>
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    <item>
      <title>Roma, 23 giugno 1980 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Se la puntata ti e piaciuta, puoi ascoltare tutte le puntate di Altre Indagini <a href="https://abbonati.ilpost.it/?utm_source=Compleanno-Altre-Indagini-2025&utm_medium=Podcast&utm_campaign=App">abbonandoti al Post qui</a>.</p>
<p>Due anni fa comincio a uscire <a href="https://www.ilpost.it/podcasts/altre-indagini/"><em>Altre Indagini</em></a>, il podcast di Stefano Nazzi per le abbonate e gli abbonati del <em>Post</em> che ogni due mesi racconta alcune delle grandi vicende della storia italiana. Per questo anniversario, la puntata di agosto di <em>Altre Indagini</em> puo essere ascoltata gratuitamente da chiunque: basta creare un account gratuito sul sito o <a href="https://app.ilpost.it/">sull'app</a> del <em>Post</em>.</p>
<p>Questa storia di Altre Indagini comincia il 23 giugno 1980, quando il giudice Mario Amato fu ucciso a colpi di pistola mentre aspettava l'autobus per andare al lavoro, a Roma, vicino a casa. Due persone si avvicinarono a lui in moto, una di loro scese, gli sparo alle spalle e risali sulla moto per scappare. Amato fu ucciso da due militanti dei NAR, i Nuclei armati rivoluzionari, mentre indagava sui legami tra la politica e i gruppi terroristici neofascisti. Fu ucciso proprio perche indagava sul terrorismo neofascista.</p>
<p>Com'e possibile che un magistrato che indagava su gruppi armati di estrema destra non fosse sotto protezione e aspettasse da solo l'autobus a una fermata? Perche a quelle indagini lavorava solo lui, senza alcun aiuto? Chi erano le persone che lo uccisero, da dove venivano e che cosa volevano fare? E che cosa successe dopo?</p>
<p>In questa puntata di <em>Altre Indagini</em> Stefano Nazzi cerca di spiegare che cos'erano i nuovi gruppi terroristici di destra formatisi nella seconda meta degli anni Settanta, chi erano le persone che ne facevano parte e racconta quali erano i loro legami con le vecchie organizzazioni fasciste e con la criminalita organizzata.</p>
<p>E racconta anche com'era il lavoro di Mario Amato alla procura di Roma nel periodo in cui questa veniva chiamata "porto delle nebbie", perche spesso orientata a insabbiare e rallentare procedimenti ritenuti scomodi per il potere politico.</p>
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      <title>Roma, 23 giugno 1980 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Se la puntata ti e piaciuta, puoi ascoltare tutte le puntate di Altre Indagini <a href="https://abbonati.ilpost.it/?utm_source=Compleanno-Altre-Indagini-2025&utm_medium=Podcast&utm_campaign=App">abbonandoti al Post qui</a>.</p>
<p>Due anni fa comincio a uscire <a href="https://www.ilpost.it/podcasts/altre-indagini/"><em>Altre Indagini</em></a>, il podcast di Stefano Nazzi per le abbonate e gli abbonati del <em>Post</em> che ogni due mesi racconta alcune delle grandi vicende della storia italiana. Per questo anniversario, la puntata di agosto di <em>Altre Indagini</em> puo essere ascoltata gratuitamente da chiunque: basta creare un account gratuito sul sito o <a href="https://app.ilpost.it/">sull'app</a> del <em>Post</em>.</p>
<p>Questa storia di Altre Indagini comincia il 23 giugno 1980, quando il giudice Mario Amato fu ucciso a colpi di pistola mentre aspettava l'autobus per andare al lavoro, a Roma, vicino a casa. Due persone si avvicinarono a lui in moto, una di loro scese, gli sparo alle spalle e risali sulla moto per scappare. Amato fu ucciso da due militanti dei NAR, i Nuclei armati rivoluzionari, mentre indagava sui legami tra la politica e i gruppi terroristici neofascisti. Fu ucciso proprio perche indagava sul terrorismo neofascista.</p>
<p>Com'e possibile che un magistrato che indagava su gruppi armati di estrema destra non fosse sotto protezione e aspettasse da solo l'autobus a una fermata? Perche a quelle indagini lavorava solo lui, senza alcun aiuto? Chi erano le persone che lo uccisero, da dove venivano e che cosa volevano fare? E che cosa successe dopo?</p>
<p>In questa puntata di <em>Altre Indagini</em> Stefano Nazzi cerca di spiegare che cos'erano i nuovi gruppi terroristici di destra formatisi nella seconda meta degli anni Settanta, chi erano le persone che ne facevano parte e racconta quali erano i loro legami con le vecchie organizzazioni fasciste e con la criminalita organizzata.</p>
<p>E racconta anche com'era il lavoro di Mario Amato alla procura di Roma nel periodo in cui questa veniva chiamata "porto delle nebbie", perche spesso orientata a insabbiare e rallentare procedimenti ritenuti scomodi per il potere politico.</p>
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      <title>Roma, 12 maggio 1977 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 12 maggio 1977 una ragazza di 18 anni viene uccisa a Roma da un colpo di pistola mentre sta scappando da una carica della polizia. Di quell'omicidio ci sono molti testimoni, si fanno varie ipotesi, ma non si arrivera mai a un processo. La ragazza si chiamava Giorgiana Masi.</p>
<p>Per il 12 maggio 1977 viene indetta una manifestazione del Partito Radicale per celebrare l'anniversario della vittoria nel referendum sul divorzio di tre anni prima. Ma le forze dell'ordine, anche in borghese, cercano di impedire la manifestazione e di disperdere le persone. Qualcuno spara. Ci sono dei feriti, un poliziotto e una donna. E poi c'e Giorgiana Masi, che viene colpita da un proiettile alla schiena, e muore in ospedale.</p>
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<p>Vengono avanzate diverse ipotesi sull'accaduto: quella del fuoco amico, sostenuta inizialmente anche da Francesco Cossiga che allora era ministro dell'Interno; quella di un colpo sparato accidentalmente dalle forze dell'ordine; e infine l'ultima, la piu inquietante, quella di un atto deliberato nell'ambito della cosiddetta strategia della tensione.</p>
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    <item>
      <title>Roma, 12 maggio 1977 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 12 maggio 1977 una ragazza di 18 anni viene uccisa a Roma da un colpo di pistola mentre sta scappando da una carica della polizia. Di quell'omicidio ci sono molti testimoni, si fanno varie ipotesi, ma non si arrivera mai a un processo. La ragazza si chiamava Giorgiana Masi.</p>
<p>Per il 12 maggio 1977 viene indetta una manifestazione del Partito Radicale per celebrare l'anniversario della vittoria nel referendum sul divorzio di tre anni prima. Ma le forze dell'ordine, anche in borghese, cercano di impedire la manifestazione e di disperdere le persone. Qualcuno spara. Ci sono dei feriti, un poliziotto e una donna. E poi c'e Giorgiana Masi, che viene colpita da un proiettile alla schiena, e muore in ospedale.</p>
<p>Vengono avanzate diverse ipotesi sull'accaduto: quella del fuoco amico, sostenuta inizialmente anche da Francesco Cossiga che allora era ministro dell'Interno; quella di un colpo sparato accidentalmente dalle forze dell'ordine; e infine l'ultima, la piu inquietante, quella di un atto deliberato nell'ambito della cosiddetta strategia della tensione.</p>
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    <item>
      <title>Bascape, 27 ottobre 1962 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il racconto di questo episodio di <em>Altre Indagini</em> parte da Metanopoli, il quartiere alle porte di Milano sognato e costruito da Enrico Mattei negli anni Cinquanta per i dipendenti della sua azienda, l'Eni, l'azienda energetica (l'acronimo sta per <em>Ente nazionale idrocarburi</em>) di cui era diventato presidente.</p>
<p>E termina poco lontano, nella campagna di Bascape, un paese della provincia di Pavia, dove nel tardo pomeriggio del 27 ottobre 1962 cade l'aereo che trasporta Enrico Mattei. E un incidente, viene dichiarato dopo le prime sbrigative indagini. E un omicidio, decreta alla fine di una seconda indagine il sostituto procuratore Vincenzo Calia, che non riesce pero ad arrivare a un indagato: le prove sono state cancellate e non sono piu recuperabili.</p>
<p>Quella raccontata da Stefano Nazzi e Giulia Balducci e una storia in cui compaiono la mafia, quella italiana e quella italo americana, e le grandi aziende petrolifere americane e inglesi (<a href="https://www.ilpost.it/2022/10/27/enrico-mattei-morte/">le cosiddette "sette sorelle"</a>). Compaiono <a href="https://www.ilpost.it/podcasts/l-ombelico-di-un-mondo/fascisti-dopo-il-fascismo-parte-1/">ex partigiani ed ex fascisti</a>. E i dirigenti dell'Eni, prima stretti alleati di Mattei e che dopo iniziarono a contrastarlo. E poi Tommaso Buscetta, uno dei primi e forse il piu famoso collaboratore di giustizia di Cosa Nostra. E c'entra anche la sparizione di un giornalista palermitano, Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970 mentre si stava occupando proprio dell'incidente di Bascape.</p>
]]></description>
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      <title>Bascape, 27 ottobre 1962 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il racconto di questo episodio di <em>Altre Indagini</em> parte da Metanopoli, il quartiere alle porte di Milano sognato e costruito da Enrico Mattei negli anni Cinquanta per i dipendenti della sua azienda, l'Eni, l'azienda energetica (l'acronimo sta per <em>Ente nazionale idrocarburi</em>) di cui era diventato presidente.</p>
<p>E termina poco lontano, nella campagna di Bascape, un paese della provincia di Pavia, dove nel tardo pomeriggio del 27 ottobre 1962 cade l'aereo che trasporta Enrico Mattei. E un incidente, viene dichiarato dopo le prime sbrigative indagini. E un omicidio, decreta alla fine di una seconda indagine il sostituto procuratore Vincenzo Calia, che non riesce pero ad arrivare a un indagato: le prove sono state cancellate e non sono piu recuperabili.</p>
<p>Quella raccontata da Stefano Nazzi e Giulia Balducci e una storia in cui compaiono la mafia, quella italiana e quella italo americana, e le grandi aziende petrolifere americane e inglesi (<a href="https://www.ilpost.it/2022/10/27/enrico-mattei-morte/">le cosiddette "sette sorelle"</a>). Compaiono <a href="https://www.ilpost.it/podcasts/l-ombelico-di-un-mondo/fascisti-dopo-il-fascismo-parte-1/">ex partigiani ed ex fascisti</a>. E i dirigenti dell'Eni, prima stretti alleati di Mattei e che dopo iniziarono a contrastarlo. E poi Tommaso Buscetta, uno dei primi e forse il piu famoso collaboratore di giustizia di Cosa Nostra. E c'entra anche la sparizione di un giornalista palermitano, Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970 mentre si stava occupando proprio dell'incidente di Bascape.</p>
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    <item>
      <title>Beirut, Libano - 2 settembre 1980 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>La mattina del 2 settembre 1980 due giornalisti italiani, Italo Toni e Graziella De Palo, scomparvero a Beirut, in Libano. Erano partiti per documentare la guerra che da cinque anni era scoppiata nel paese e per cercare informazioni sul traffico di armi che avveniva in quegli anni tra Italia e Medio Oriente. Quando scomparvero si trovavano nella zona ovest della citta, controllata dalle formazioni palestinesi, mentre Beirut est era sotto il controllo delle forze falangiste cristiano-maronite. Toni e De Palo erano partiti per il Libano dopo essersi accordati con l'Olp, l'organizzazione che riuniva tutte le forze palestinesi.</p>
<p>Le indagini sulla scomparsa dei due giornalisti furono lente e difficili, affidate al servizio segreto militare italiano, il Sismi, che tento di sviare le attenzioni proprio dalla possibile responsabilita palestinese. L'obiettivo era probabilmente proteggere il cosiddetto lodo Moro, l'accordo segreto di non belligeranza tra Italia e Olp.<br />
Ci sono state molte ipotesi negli anni, tra queste che Graziella De Palo e Italo Toni avessero scoperto qualcosa proprio sul traffico di armi che dall'Italia arrivavano in Libano e poi in parte tornavano in Italia, alle formazioni terroriste.<br />
Indago anche la procura di Roma, ma sulla vicenda venne poi apposto il segreto di stato.</p>
<p>Di cio che accadde a Graziella De Palo e Italo Toni non si e mai saputo nulla con certezza. Sono passati piu di 44 anni.</p>
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    <item>
      <title>Beirut, Libano - 2 settembre 1980 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>La mattina del 2 settembre 1980 due giornalisti italiani, Italo Toni e Graziella De Palo, scomparvero a Beirut, in Libano. Erano partiti per documentare la guerra che da cinque anni era scoppiata nel paese e per cercare informazioni sul traffico di armi che avveniva in quegli anni tra Italia e Medio Oriente. Quando scomparvero si trovavano nella zona ovest della citta, controllata dalle formazioni palestinesi, mentre Beirut est era sotto il controllo delle forze falangiste cristiano-maronite. Toni e De Palo erano partiti per il Libano dopo essersi accordati con l'Olp, l'organizzazione che riuniva tutte le forze palestinesi.</p>
<p>Le indagini sulla scomparsa dei due giornalisti furono lente e difficili, affidate al servizio segreto militare italiano, il Sismi, che tento di sviare le attenzioni proprio dalla possibile responsabilita palestinese. L'obiettivo era probabilmente proteggere il cosiddetto lodo Moro, l'accordo segreto di non belligeranza tra Italia e Olp.<br />
Ci sono state molte ipotesi negli anni, tra queste che Graziella De Palo e Italo Toni avessero scoperto qualcosa proprio sul traffico di armi che dall'Italia arrivavano in Libano e poi in parte tornavano in Italia, alle formazioni terroriste.<br />
Indago anche la procura di Roma, ma sulla vicenda venne poi apposto il segreto di stato.</p>
<p>Di cio che accadde a Graziella De Palo e Italo Toni non si e mai saputo nulla con certezza. Sono passati piu di 44 anni.</p>
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    <item>
      <title>Milano, 12 dicembre 1969 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Se ti piace questo episodio e vuoi condividerlo con qualcuno, puoi <a href="https://abbonati.ilpost.it/regala-il-post?utm_source=il-post&utm_medium=podcast&utm_campaign=altre-indagini">regalare il Post</a>: significa regalare i podcast, le newsletter e tutto il sito senza pubblicita. Per un anno intero.<br />
Il Post lo facciamo insieme, e piu siamo meglio e.</p>
<p>Il 12 dicembre 1969 alle 16:37 una bomba esplose all'interno della Banca nazionale dell'agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Un uomo aveva posizionato una valigetta contenente l'ordigno sotto il grande tavolo al centro del salone. Morirono 13 persone, altre tre nei giorni successivi. Un uomo mori un anno dopo, per le conseguenze di quell'esplosione.<br />
Fu l'inizio di quella che poi venne chiamata strategia della tensione. Lo stesso giorno altri ordigni esplosero a Roma mentre a Milano fu rinvenuto un ordigno inesploso in una banca di piazza della Scala.<br />
Gia poche ore dopo l'esplosione la polizia esegui molti fermi di persone appartenenti all'area anarchica, in particolare militanti del circolo milanese Ponte della Ghisolfa. Tra i fermati, trattenuto in questura per oltre 70 ore senza che ci fosse alcun provvedimento da parte dei magistrati, ci fu il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. La sera del 15 dicembre, Pinelli precipito dal quarto piano della questura, dalla finestra dell'ufficio dove lo stavano interrogando. Ci furono anni di processi, nell'ultima sentenza fu scritto che Pinelli era precipitato per quello che venne definito <<un malore attivo>>.<br />
Lo stesso giorno della morte di Pinelli, il 15 dicembre, fu arrestato un altro anarchico, Pietro Valpreda. Fu indicato da subito come l'uomo che aveva messo la bomba. I giornali lo descrissero, senza che venisse avanzato nessun dubbio, come "il mostro". Contro di lui c'era la testimonianza di un tassista, Cornelio Rolandi, che disse di averlo caricato in piazza Beccaria, a poco piu di 200 metri dalla banca nazionale dell'agricoltura, e di averlo lasciato in una via anch'essa molto vicina al luogo dell'attentato. Secondo questa ricostruzione l'attentatore avrebbe quindi preso un taxi per non percorrere a piedi meno di cinque minuti di strada.<br />
Il confronto tra Valpreda e il tassista avvenne in maniera grottesca e falsata.</p>
<p>Solo nel 1972, a tre anni dalla strage, emersero gli elementi che portarono a individuare come presunti autori dell'attentato di piazza Fontana un gruppo di neofascisti padovani e in particolare Franco Freda e Giovanni Ventura. Emerse anche la figura di Guido Giannettini, giornalista, neonazista, e agente del servizio segreto militare: secondo gli inquirenti veneti aveva svolto il compito di collegamento tra i neofascisti e i servizi segreti, ma vennero assolti al termine di un lungo processo.<br />
Anni piu tardi un giudice milanese, Guido Salvini, riapri le indagini e individuo come responsabili della strage gli appartenenti alla cellula veneta del movimento fascista Ordine Nuovo, tra questi anche Franco Freda e Giovanni Ventura che non poterono essere processati in base al principio del <em>ne bis in idem</em>: non puo essere processato chi e gia stato condannato o assolto per lo stesso fatto.</p>
<p>La sentenza finale stabili pero che pur non essendoci prove sufficienti a condannare gli autori materiali dell'attentato, la strage del 12 dicembre 1969 in piazza Fontana era stata programmata e attuata dai neofascisti di Ordine Nuovo, e le indagini depistate dai servizi segreti e da altri apparati dello Stato.</p>
]]></description>
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      <title>Milano, 12 dicembre 1969 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Se ti piace questo episodio e vuoi condividerlo con qualcuno, puoi <a href="https://abbonati.ilpost.it/regala-il-post?utm_source=il-post&utm_medium=podcast&utm_campaign=altre-indagini">regalare il Post</a>: significa regalare i podcast, le newsletter e tutto il sito senza pubblicita. Per un anno intero.<br />
Il Post lo facciamo insieme, e piu siamo meglio e.</p>
<p>Il 12 dicembre 1969 alle 16:37 una bomba esplose all'interno della Banca nazionale dell'agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Un uomo aveva posizionato una valigetta contenente l'ordigno sotto il grande tavolo al centro del salone. Morirono 13 persone, altre tre nei giorni successivi. Un uomo mori un anno dopo, per le conseguenze di quell'esplosione.<br />
Fu l'inizio di quella che poi venne chiamata strategia della tensione. Lo stesso giorno altri ordigni esplosero a Roma mentre a Milano fu rinvenuto un ordigno inesploso in una banca di piazza della Scala.<br />
Gia poche ore dopo l'esplosione la polizia esegui molti fermi di persone appartenenti all'area anarchica, in particolare militanti del circolo milanese Ponte della Ghisolfa. Tra i fermati, trattenuto in questura per oltre 70 ore senza che ci fosse alcun provvedimento da parte dei magistrati, ci fu il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. La sera del 15 dicembre, Pinelli precipito dal quarto piano della questura, dalla finestra dell'ufficio dove lo stavano interrogando. Ci furono anni di processi, nell'ultima sentenza fu scritto che Pinelli era precipitato per quello che venne definito <<un malore attivo>>.</p>
<p>Lo stesso giorno della morte di Pinelli, il 15 dicembre, fu arrestato un altro anarchico, Pietro Valpreda. Fu indicato da subito come l'uomo che aveva messo la bomba. I giornali lo descrissero, senza che venisse avanzato nessun dubbio, come "il mostro". Contro di lui c'era la testimonianza di un tassista, Cornelio Rolandi, che disse di averlo caricato in piazza Beccaria, a poco piu di 200 metri dalla banca nazionale dell'agricoltura, e di averlo lasciato in una via anch'essa molto vicina al luogo dell'attentato. Secondo questa ricostruzione l'attentatore avrebbe quindi preso un taxi per non percorrere a piedi meno di cinque minuti di strada.<br />
Il confronto tra Valpreda e il tassista avvenne in maniera grottesca e falsata.</p>
<p>Solo nel 1972, a tre anni dalla strage, emersero gli elementi che portarono a individuare come presunti autori dell'attentato di piazza Fontana un gruppo di neofascisti padovani e in particolare Franco Freda e Giovanni Ventura. Emerse anche la figura di Guido Giannettini, giornalista, neonazista, e agente del servizio segreto militare: secondo gli inquirenti veneti aveva svolto il compito di collegamento tra i neofascisti e i servizi segreti, ma vennero assolti al termine di un lungo processo.<br />
Anni piu tardi un giudice milanese, Guido Salvini, riapri le indagini e individuo come responsabili della strage gli appartenenti alla cellula veneta del movimento fascista Ordine Nuovo, tra questi anche Franco Freda e Giovanni Ventura che non poterono essere processati in base al principio del <em>ne bis in idem</em>: non puo essere processato chi e gia stato condannato o assolto per lo stesso fatto.</p>
<p>La sentenza finale stabili pero che pur non essendoci prove sufficienti a condannare gli autori materiali dell'attentato, la strage del 12 dicembre 1969 in piazza Fontana era stata programmata e attuata dai neofascisti di Ordine Nuovo, e le indagini depistate dai servizi segreti e da altri apparati dello Stato.</p>
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    <item>
      <title>Giarre, 17 ottobre 1980 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 17 ottobre 1980 due ragazzi scomparvero a Giarre, in provincia di Catania: in citta li chiamavano "gli ziti", i fidanzati. Erano Giorgio Agatino Giammona, di 25 anni, e Antonio Galatola, di 15. I loro corpi vennero ritrovati il 31 ottobre in una zona, la Vigna del Principe, che era stata perlustrata nei giorni precedenti senza risultati. I giornali parlarono inizialmente di un doppio suicidio con il veleno. Dall'autopsia emerse che invece erano entrambi morti per colpi di pistola alla testa. Si parlo allora di omicidio-suicidio: il piu grande, Giorgio Agatino Giammona, che in citta era definito "puppu cu bullu", e cioe omosessuale patentato, aveva, secondo le cronache, ucciso Antonio Galatola per poi spararsi.<br />
La pistola venne pero ritrovata distante dai corpi, parzialmente interrata. Dovette essere esclusa quindi anche l'ipotesi dell'omicidio-suicidio. Il giorno dei funerali, separati per volere delle famiglie, ci fu una confessione: Ciccio Messina, tredicenne, nipote di Galatola, disse di aver sparato ai due ragazzi e che erano stati loro stessi a chiedergli di farlo. Poi Messina ritratto, disse che era stato obbligato a confessare ma le indagini vennero comunque dichiarate chiuse. Anche se lo stesso magistrato a cui per primo era stato assegnato il caso aveva molti dubbi sulla sua ricostruzione. Ciccio Messina aveva meno di 14 anni e quindi non era imputabile.<br />
Quel delitto provoco una forte reazione del movimento per i diritti delle coppie omosessuali e proprio dopo i fatti di Giarre nacque, in Sicilia, l'Arcigay che divenne piu tardi movimento nazionale.<br />
In citta, invece, di Giorgio Agatino Giammona e di Antonio Galatola non si parlo piu. Solo recentemente e emersa fortemente una nuova ipotesi. Quello dei due ragazzi sarebbe stato un delitto omofobo ma anche d'onore. Qualcuno, all'interno delle due famiglie, non sopportava che Giorgio e Antonio si comportassero come una coppia, addirittura andando in giro mano nella mano, gettando cosi disonore sulle famiglie stesse. E Ciccio Messina sarebbe stato solo il capro espiatorio da sacrificare, perche non processabile.</p>
]]></description>
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      <title>Giarre, 17 ottobre 1980 - Seconda parte</title>
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La pistola venne pero ritrovata distante dai corpi, parzialmente interrata. Dovette essere esclusa quindi anche l'ipotesi dell'omicidio-suicidio. Il giorno dei funerali, separati per volere delle famiglie, ci fu una confessione: Ciccio Messina, tredicenne, nipote di Galatola, disse di aver sparato ai due ragazzi e che erano stati loro stessi a chiedergli di farlo. Poi Messina ritratto, disse che era stato obbligato a confessare ma le indagini vennero comunque dichiarate chiuse. Anche se lo stesso magistrato a cui per primo era stato assegnato il caso aveva molti dubbi sulla sua ricostruzione. Ciccio Messina aveva meno di 14 anni e quindi non era imputabile.<br />
Quel delitto provoco una forte reazione del movimento per i diritti delle coppie omosessuali e proprio dopo i fatti di Giarre nacque, in Sicilia, l'Arcigay che divenne piu tardi movimento nazionale.<br />
In citta, invece, di Giorgio Agatino Giammona e di Antonio Galatola non si parlo piu. Solo recentemente e emersa fortemente una nuova ipotesi. Quello dei due ragazzi sarebbe stato un delitto omofobo ma anche d'onore. Qualcuno, all'interno delle due famiglie, non sopportava che Giorgio e Antonio si comportassero come una coppia, addirittura andando in giro mano nella mano, gettando cosi disonore sulle famiglie stesse. E Ciccio Messina sarebbe stato solo il capro espiatorio da sacrificare, perche non processabile.</p>
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