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    <title>Indagini</title>
    <link>http://ilpost.com</link>
    <description>Cosa e successo dopo alcuni dei piu noti casi di cronaca nera italiana. Una storia ogni mese, il primo del mese. Di Stefano Nazzi.</description>
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      <title>Torino - 8 maggio 1996 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Marina Di Modica, 39 anni, scomparve, a Torino l'8 maggio 1996. Era uscita dall'ufficio poco prima delle 17, si era fermata in due negozi a fare acquisti, era rientrata a casa e poi era uscita nuovamente, prima di cena. Da quel momento di lei non si e piu saputo nulla.<br />
In casa era tutto in ordine, mancava pero una cosa: una scatola contenente francobolli che la donna aveva trovato in solaio a casa della madre durante un trasloco. Sulla sua agenda, proprio alla data 8 maggio, c'era un appunto: <<B. Cena Paolo x F.Bolli>>.</p>
<p>Quell'appunto condusse prima la famiglia poi gli investigatori a una famosa azienda filatelica, la Bolaffi, e poi a un nome. Le indagini pero dopo pochi mesi si fermarono. Vennero riprese cinque anni piu tardi, dopo altri quattro anni si arrivo a un processo. La vicenda giudiziaria si chiuse solo nel 2011, 15 anni dopo la scomparsa della donna.</p>
<p>La storia della scomparsa di Marina Di Modica e una storia intricata che ruota proprio attorno a quella scatola di francobolli. Ma c'entra anche il passato della persona che fu poi accusata di omicidio e processata. E ancora, alcune radiografie, la strana prenotazione per una visita, una cabina telefonica. E soprattutto la scomparsa di un'altra donna, Camilla Bini, avvenuta sette anni prima di quella di Marina Di Modica. Quella donna, per la cui sparizione le indagini furono frettolose e superficiali, lavorava proprio alla Bolaffi.</p>
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      <title>Torino - 8 maggio 1996 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Marina Di Modica, 39 anni, scomparve, a Torino l'8 maggio 1996. Era uscita dall'ufficio poco prima delle 17, si era fermata in due negozi a fare acquisti, era rientrata a casa e poi era uscita nuovamente, prima di cena. Da quel momento di lei non si e piu saputo nulla.<br />
In casa era tutto in ordine, mancava pero una cosa: una scatola contenente francobolli che la donna aveva trovato in solaio a casa della madre durante un trasloco. Sulla sua agenda, proprio alla data 8 maggio, c'era un appunto: <<B. Cena Paolo x F.Bolli>>.</p>
<p>Quell'appunto condusse prima la famiglia poi gli investigatori a una famosa azienda filatelica, la Bolaffi, e poi a un nome. Le indagini pero dopo pochi mesi si fermarono. Vennero riprese cinque anni piu tardi, dopo altri quattro anni si arrivo a un processo. La vicenda giudiziaria si chiuse solo nel 2011, 15 anni dopo la scomparsa della donna.</p>
<p>La storia della scomparsa di Marina Di Modica e una storia intricata che ruota proprio attorno a quella scatola di francobolli. Ma c'entra anche il passato della persona che fu poi accusata di omicidio e processata. E ancora, alcune radiografie, la strana prenotazione per una visita, una cabina telefonica. E soprattutto la scomparsa di un'altra donna, Camilla Bini, avvenuta sette anni prima di quella di Marina Di Modica. Quella donna, per la cui sparizione le indagini furono frettolose e superficiali, lavorava proprio alla Bolaffi.</p>
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    <item>
      <title>Castelluccio dei Sauri (Foggia) - 14 marzo 1998 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 15 marzo 1998, due ragazze diciottenni furono registrate in una stanza della procura di Foggia mentre parlavano della morte di una loro amica, coetanea. Quella morte era stata considerata, inizialmente, un suicidio. C'era anche una lettera d'addio, scritta a macchina. Fu da quei dialoghi intercettati in procura che gli inquirenti ebbero la conferma di cio che gia sospettavano. Nadia Roccia, questo il nome della ragazza, era stata uccisa e poi, in maniera ingenua e inverosimile, era stato simulato il suo suicidio.</p>
<p>A essere accusate, processate e condannate furono le sue due amiche: Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica, che tutti chiamano Mariena. Confessarono, ma indicarono moventi assurdi, poco credibili. Si parlo, in quella indagine, di promesse mancate, di gelosie, di sogni in cui appariva il fantasma del padre di una delle due autrici del delitto. Non manco la pista satanica. Un consulente criminologo parlo di follia a due, una rara sindrome psichiatrica, difficile da diagnosticare. E poi, anche al processo, di omosessualita latente, di innamoramenti segreti e non corrisposti. L'attenzione mediatica fu costante, il video dell'esperimento giudiziale in cui le due ragazze ricostruivano le fasi dell'omicidio fini nelle mani dei giornalisti.</p>
<p>I processi ebbero poi un andamento ondivago nella determinazione della pena e si conclusero con un patteggiamento.<br />
A distanza di 28 anni, il movente dell'omicidio non e mai stato chiarito.</p>
<p><a href="https://www.ilpost.it/shop/dieci-lezioni/dieci-lezioni-sui-podcast-3/">Iscriviti alle Dieci lezioni sui podcast</a></p>
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      <title>Castelluccio dei Sauri (Foggia) - 14 marzo 1998 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 15 marzo 1998, due ragazze diciottenni furono registrate in una stanza della procura di Foggia mentre parlavano della morte di una loro amica, coetanea. Quella morte era stata considerata, inizialmente, un suicidio. C'era anche una lettera d'addio, scritta a macchina. Fu da quei dialoghi intercettati in procura che gli inquirenti ebbero la conferma di cio che gia sospettavano. Nadia Roccia, questo il nome della ragazza, era stata uccisa e poi, in maniera ingenua e inverosimile, era stato simulato il suo suicidio.</p>
<p>A essere accusate, processate e condannate furono le sue due amiche: Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica, che tutti chiamano Mariena. Confessarono, ma indicarono moventi assurdi, poco credibili. Si parlo, in quella indagine, di promesse mancate, di gelosie, di sogni in cui appariva il fantasma del padre di una delle due autrici del delitto. Non manco la pista satanica. Un consulente criminologo parlo di follia a due, una rara sindrome psichiatrica, difficile da diagnosticare. E poi, anche al processo, di omosessualita latente, di innamoramenti segreti e non corrisposti. L'attenzione mediatica fu costante, il video dell'esperimento giudiziale in cui le due ragazze ricostruivano le fasi dell'omicidio fini nelle mani dei giornalisti.</p>
<p>I processi ebbero poi un andamento ondivago nella determinazione della pena e si conclusero con un patteggiamento.<br />
A distanza di 28 anni, il movente dell'omicidio non e mai stato chiarito.</p>
<p><a href="https://www.ilpost.it/shop/dieci-lezioni/dieci-lezioni-sui-podcast-3/">Iscriviti alle Dieci lezioni sui podcast</a></p>
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    <item>
      <title>Isola di Cavallo (Corsica) - 17-18 agosto 1978 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 davanti all'isola di Cavallo, al largo della Corsica, un colpo di fucile colpi all'inguine un ragazzo di 19 anni che stava dormendo su una barca. Quel ragazzo si chiamava Dirk Hamer, era tedesco. Mori 111 giorni dopo in seguito alla ferita, dopo aver subito l'amputazione della gamba andata in cancrena.<br />
A sparare quel colpo, con un fucile semiautomatico da guerra, era stato un italiano molto famoso: il principe Vittorio Emanuele, discendente dei Savoia, pretendente al trono d'Italia. Lui stesso ammise, subito dopo il fatto, di aver sparato quella notte due colpi, durante una lite con un ragazzo italiano. Disse di essere molto dispiaciuto per cio che era accaduto.</p>
<p>Poi, con il tempo, cambio versione, affermo che qualcun altro aveva sparato e che, anzi, lui era il reale bersaglio di quei colpi.<br />
Vittorio Emanuele fu processato a Parigi e venne assolto e quell'assoluzione resta il grande mistero di questa storia.<br />
Poi, anni piu tardi, in cella per un'altra vicenda, Vittorio Emanuele torno a parlare di quella notte, non sapendo di essere registrato. Ammise nuovamente di essere stato lui a sparare e a colpire Dirk Hamer. Disse, riferendosi al processo: <<Li ho fregati>>.<br />
Ma la storia di quella notte ebbe anche altre conseguenze indirette. Il padre di Dirk Hamer, dopo la morte del figlio, sviluppo una nuova pseudoterapia contro i tumori e le malattie gravi. Chiamo il suo metodo "nuova medicina germanica" sostenendo che ogni malattia derivava in realta da un trauma psichico e che si potesse guarire senza cure farmacologiche ma solo superando quel trauma.<br />
Chiamo il trauma psichico alla base di ogni malattia la "Sindrome Dirk Hamer".</p>
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      <title>Isola di Cavallo (Corsica) - 17-18 agosto 1978 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 davanti all'isola di Cavallo, al largo della Corsica, un colpo di fucile colpi all'inguine un ragazzo di 19 anni che stava dormendo su una barca. Quel ragazzo si chiamava Dirk Hamer, era tedesco. Mori 111 giorni dopo in seguito alla ferita, dopo aver subito l'amputazione della gamba andata in cancrena.<br />
A sparare quel colpo, con un fucile semiautomatico da guerra, era stato un italiano molto famoso: il principe Vittorio Emanuele, discendente dei Savoia, pretendente al trono d'Italia. Lui stesso ammise, subito dopo il fatto, di aver sparato quella notte due colpi, durante una lite con un ragazzo italiano. Disse di essere molto dispiaciuto per cio che era accaduto.</p>
<p>Poi, con il tempo, cambio versione, affermo che qualcun altro aveva sparato e che, anzi, lui era il reale bersaglio di quei colpi.<br />
Vittorio Emanuele fu processato a Parigi e venne assolto e quell'assoluzione resta il grande mistero di questa storia.<br />
Poi, anni piu tardi, in cella per un'altra vicenda, Vittorio Emanuele torno a parlare di quella notte, non sapendo di essere registrato. Ammise nuovamente di essere stato lui a sparare e a colpire Dirk Hamer. Disse, riferendosi al processo: <<Li ho fregati>>.<br />
Ma la storia di quella notte ebbe anche altre conseguenze indirette. Il padre di Dirk Hamer, dopo la morte del figlio, sviluppo una nuova pseudoterapia contro i tumori e le malattie gravi. Chiamo il suo metodo "nuova medicina germanica" sostenendo che ogni malattia derivava in realta da un trauma psichico e che si potesse guarire senza cure farmacologiche ma solo superando quel trauma.<br />
Chiamo il trauma psichico alla base di ogni malattia la "Sindrome Dirk Hamer".</p>
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    <item>
      <title>Linkoping, 1995 - Imperia, 2024 - Prima Parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Sargonia Dankha, una ragazza ventenne di origine irachena, scomparve a Linkoping, nel sud della Svezia, il 13 novembre del 1995.<br />
Fu sospettato un uomo italiano, Salvatore Aldobrandi, allora 45 anni, che aveva avuto una relazione con la ragazza. Contro di lui la polizia svedese raccolse molti indizi, tra cui tracce di sangue di Dankha nel suo appartamento e sull'auto che aveva usato il giorno della scomparsa. Molti testimoni raccontarono di episodi di violenza, verbale ma anche fisica, di possessivita estrema, di controllo continuo e ossessivo della ragazza da parte dell'uomo che non aveva mai accettato la fine del loro rapporto.</p>
<p>Aldobrandi venne arrestato e rilasciato due mesi dopo. Rimase indagato ma contro di lui non venne mai formulata un'accusa formale.<br />
Il corpo della ragazza non si trovava e in Svezia era considerato impossibile un processo senza la prova che fosse avvenuto un omicidio.<br />
Aldobrandi lascio la Svezia e torno a vivere in Italia, a Sanremo.</p>
<p>Ventisette anni dopo, attraverso avvocati italiani, la famiglia di Sargonia Dankha si e rivolta alla procura di Imperia che ha aperto un fascicolo di indagine.<br />
E stato un caso raro, se non unico: un italiano processato in Italia per un delitto commesso in un altro paese. E soprattutto giudicato basandosi anche su testimonianze, analisi scientifiche, ricostruzioni, esame dei tabulati telefonici, interrogatori, condotti in Svezia: quindi sui risultati di un'indagine effettuata, molti anni prima, dalla polizia di Linkoping.<br />
Salvatore Aldobrandi e stato condannato all'ergastolo per omicidio con l'aggravante dei motivi abbietti. I suoi difensori hanno presentato appello mettendo prima di tutto in dubbio proprio la validita in Italia di prove acquisite dalla polizia di un altro paese.</p>
]]></description>
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      <title>Linkoping, 1995 - Imperia, 2024 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Sargonia Dankha, una ragazza ventenne di origine irachena, scomparve a Linkoping, nel sud della Svezia, il 13 novembre del 1995.<br />
Fu sospettato un uomo italiano, Salvatore Aldobrandi, allora 45 anni, che aveva avuto una relazione con la ragazza. Contro di lui la polizia svedese raccolse molti indizi, tra cui tracce di sangue di Dankha nel suo appartamento e sull'auto che aveva usato il giorno della scomparsa. Molti testimoni raccontarono di episodi di violenza, verbale ma anche fisica, di possessivita estrema, di controllo continuo e ossessivo della ragazza da parte dell'uomo che non aveva mai accettato la fine del loro rapporto.</p>
<p>Aldobrandi venne arrestato e rilasciato due mesi dopo. Rimase indagato ma contro di lui non venne mai formulata un'accusa formale.<br />
Il corpo della ragazza non si trovava e in Svezia era considerato impossibile un processo senza la prova che fosse avvenuto un omicidio.<br />
Aldobrandi lascio la Svezia e torno a vivere in Italia, a Sanremo.</p>
<p>Ventisette anni dopo, attraverso avvocati italiani, la famiglia di Sargonia Dankha si e rivolta alla procura di Imperia che ha aperto un fascicolo di indagine.<br />
E stato un caso raro, se non unico: un italiano processato in Italia per un delitto commesso in un altro paese. E soprattutto giudicato basandosi anche su testimonianze, analisi scientifiche, ricostruzioni, esame dei tabulati telefonici, interrogatori, condotti in Svezia: quindi sui risultati di un'indagine effettuata, molti anni prima, dalla polizia di Linkoping.<br />
Salvatore Aldobrandi e stato condannato all'ergastolo per omicidio con l'aggravante dei motivi abbietti. I suoi difensori hanno presentato appello mettendo prima di tutto in dubbio proprio la validita in Italia di prove acquisite dalla polizia di un altro paese.</p>
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    <item>
      <title>Marcheno (Brescia) - 8 ottobre 2015 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d'Iseo, nel bresciano.<br />
Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L'esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d'assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo.</p>
<p>Mario Bozzoli era scomparso l'8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Una settimana dopo anche un operaio di quell'azienda era scomparso: il suo corpo era stato ritrovato pochi giorni dopo. L'autopsia stabili che si era ucciso con una dose di veleno contenuta in un'esca per animali selvatici.<br />
Le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli erano state lunghe e complesse. Piu di quattro anni dopo si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per il nipote Giacomo, con cui l'uomo aveva avuto duri contrasti per motivi economici.</p>
<p>L'obiettivo finale dell'esperimento con il corpo del maialino era aiutare la giuria del processo a capire se il corpo fosse stato fatto scomparire all'interno del forno della sua azienda. La risposta dei periti incaricati dai giudici fu che si, era possibile che Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno fusorio e che di lui fossero rimasti solo pochi resti poi fatti facilmente scomparire.</p>
]]></description>
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      <title>Marcheno (Brescia) - 8 ottobre 2015 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d'Iseo, nel bresciano.<br />
Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L'esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d'assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo.</p>
<p>Mario Bozzoli era scomparso l'8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Una settimana dopo anche un operaio di quell'azienda era scomparso: il suo corpo era stato ritrovato pochi giorni dopo. L'autopsia stabili che si era ucciso con una dose di veleno contenuta in un'esca per animali selvatici.<br />
Le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli erano state lunghe e complesse. Piu di quattro anni dopo si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per il nipote Giacomo, con cui l'uomo aveva avuto duri contrasti per motivi economici.</p>
<p>L'obiettivo finale dell'esperimento con il corpo del maialino era aiutare la giuria del processo a capire se il corpo fosse stato fatto scomparire all'interno del forno della sua azienda. La risposta dei periti incaricati dai giudici fu che si, era possibile che Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno fusorio e che di lui fossero rimasti solo pochi resti poi fatti facilmente scomparire.</p>
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    <item>
      <title>Rivara (Torino) - 13 gennaio 2016 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Gloria Rosboch, insegnante di 49 anni, scomparve nel primo pomeriggio del 13 gennaio 2016 dopo essere uscita dalla casa dove viveva con i genitori, a Castellamonte in provincia di Torino.<br />
Il suo corpo venne ritrovato il 19 febbraio all'interno di un pozzo per lo smaltimento del percolato in una discarica a 14 chilometri di distanza, tra Rivara e Pertusio.</p>
<p>Gloria Rosboch era stata vittima di una truffa da parte di un suo ex allievo, Gabriele Defilippi, allora ventunenne, che l'aveva convinta a investire tutti i suoi risparmi, 187mila euro, in una societa in realta inesistente, promettendole una vita insieme, lontano dall'Italia. Quando la donna, dopo molti mesi, aveva scoperto di essere stata ingannata e aveva denunciato il ragazzo, lui aveva deciso di ucciderla. E l'aveva fatto con la complicita di un uomo, Roberto Obert, 53 anni.</p>
<p>La storia dell'omicidio di Gloria Rosboch e la storia di una truffa organizzata con precisione e di un assassinio pianificato da Defilippi in modo da far ricadere l'intera colpa sul suo complice. Gabriele Defilippi, come emerse dalle indagini, aveva grandi capacita manipolatorie e le utilizzo per cercare complicita, crearsi appoggi e alibi. Altre persone vennero coinvolte. Fu un confronto all'americana tra i due indagati, Defilippi e Obert, a far emergere la verita su cio che era accaduto.</p>
]]></description>
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      <title>Rivara (Torino) - 13 gennaio 2016 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Gloria Rosboch, insegnante di 49 anni, scomparve nel primo pomeriggio del 13 gennaio 2016 dopo essere uscita dalla casa dove viveva con i genitori, a Castellamonte in provincia di Torino.<br />
Il suo corpo venne ritrovato il 19 febbraio all'interno di un pozzo per lo smaltimento del percolato in una discarica a 14 chilometri di distanza, tra Rivara e Pertusio.</p>
<p>Gloria Rosboch era stata vittima di una truffa da parte di un suo ex allievo, Gabriele Defilippi, allora ventunenne, che l'aveva convinta a investire tutti i suoi risparmi, 187mila euro, in una societa in realta inesistente, promettendole una vita insieme, lontano dall'Italia. Quando la donna, dopo molti mesi, aveva scoperto di essere stata ingannata e aveva denunciato il ragazzo, lui aveva deciso di ucciderla. E l'aveva fatto con la complicita di un uomo, Roberto Obert, 53 anni.</p>
<p>La storia dell'omicidio di Gloria Rosboch e la storia di una truffa organizzata con precisione e di un assassinio pianificato da Defilippi in modo da far ricadere l'intera colpa sul suo complice. Gabriele Defilippi, come emerse dalle indagini, aveva grandi capacita manipolatorie e le utilizzo per cercare complicita, crearsi appoggi e alibi. Altre persone vennero coinvolte. Fu un confronto all'americana tra i due indagati, Defilippi e Obert, a far emergere la verita su cio che era accaduto.</p>
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    <item>
      <title>Temu (Brescia) - 8 maggio 2021 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>L'8 maggio 2021 due sorelle di Temu, in provincia di Brescia, denunciarono la scomparsa della madre: era uscita per una passeggiata e dopo ore non era ancora rientrata in casa. La donna si chiamava Laura Ziliani, aveva 55 anni, le figlie Silvia, 27 anni, e Paola Zani, 19.<br />
Il corpo venne ritrovato tre mesi dopo, l'8 agosto, vicino a una pista ciclabile lungo il fiume Oglio. Era stata un'esondazione del fiume a disseppellirlo.<br />
Nei tre mesi tra la scomparsa della donna e il ritrovamento del corpo le indagini si erano concentrate sulle sorelle Zani e su un ragazzo che viveva con loro, Mirto Milani, 27 anni, fidanzato della sorella piu grande, Silvia, ma che aveva una relazione anche con la piu piccola, Paola.</p>
<p>In quei tre mesi, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani avevano messo in atto una serie di depistaggi grotteschi e incredibili.<br />
Dopo aver ammesso di essere gli autori dell'omicidio dissero di essersi ispirati ad alcune serie televisive: <em>I Borgia</em>, <em>Dexter</em>, <em>Breaking Bad</em>.<br />
Fu incredibile, soprattutto per la Corte d'assise e poi per quella d'appello, il motivo con cui i tre imputati tentarono di giustificare l'omicidio.</p>
<p>I consulenti che sottoposero i tre a perizia li giudicarono totalmente capaci di intendere e di volere. Secondo i giudici che emisero la sentenza il movente non era quello raccontato dai tre ma non era nemmeno economico, come si era pensato all'inizio. L'omicidio, secondo i giudici, era stato pianificato e portato a termine per cementare la coesione del trio <<con un piano cervellotico a cui le serie TV avevano offerto una forte componente di imitazione e ispirazione>>.</p>
]]></description>
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    <item>
      <title>Temu (Brescia) - 8 maggio 2021 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>L'8 maggio 2021 due sorelle di Temu, in provincia di Brescia, denunciarono la scomparsa della madre: era uscita per una passeggiata e dopo ore non era ancora rientrata in casa. La donna si chiamava Laura Ziliani, aveva 55 anni, le figlie Silvia, 27 anni, e Paola Zani, 19.<br />
Il corpo venne ritrovato tre mesi dopo, l'8 agosto, vicino a una pista ciclabile lungo il fiume Oglio. Era stata un'esondazione del fiume a disseppellirlo.</p>
<p>Nei tre mesi tra la scomparsa della donna e il ritrovamento del corpo le indagini si erano concentrate sulle sorelle Zani e su un ragazzo che viveva con loro, Mirto Milani, 27 anni, fidanzato della sorella piu grande, Silvia, ma che aveva una relazione anche con la piu piccola, Paola.<br />
In quei tre mesi, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani avevano messo in atto una serie di depistaggi grotteschi e incredibili.<br />
Dopo aver ammesso di essere gli autori dell'omicidio dissero di essersi ispirati ad alcune serie televisive: <em>I Borgia</em>, <em>Dexter</em>, <em>Breaking Bad</em>.</p>
<p>Fu incredibile, soprattutto per la Corte d'assise e poi per quella d'appello, il motivo con cui i tre imputati tentarono di giustificare l'omicidio.<br />
I consulenti che sottoposero i tre a perizia li giudicarono totalmente capaci di intendere e di volere. Secondo i giudici che emisero la sentenza il movente non era quello raccontato dai tre ma non era nemmeno economico, come si era pensato all'inizio. L'omicidio, secondo i giudici, era stato pianificato e portato a termine per cementare la coesione del trio <<con un piano cervellotico a cui le serie TV avevano offerto una forte componente di imitazione e ispirazione>>.</p>
]]></description>
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    <item>
      <title>Fosso (Venezia) - 11 novembre 2023 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Giulia Cecchettin, 22 anni, fu assassinata da Filippo Turetta l'11 novembre 2023. I due avevano avuto una relazione che la ragazza aveva poi deciso di chiudere. Da allora Turetta aveva esasperato comportamenti, gia evidenziati prima, di controllo ossessivo, possessivita e dipendenza, con costanti ricatti psicologici, minacce di suicidio, violenze verbali e in almeno un caso anche fisiche. L'omicidio, cosi ha stabilito la Corte d'assise di Venezia, fu premeditato e pianificato. Filippo Turetta e stato condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione mentre sono stati esclusi il reato di atti persecutori e l'aggravante della crudelta. E stato condannato anche per sequestro di persona, porto d'armi e occultamento di cadavere.</p>
<p>Ci sono state polemiche, dopo la sentenza, soprattutto per l'esclusione dell'aggravante della crudelta. Ripercorrere le tappe del processo aiuta a capire perche i giudici sono arrivati a quella decisione, cosi come analizzare i comportamenti di Filippo Turetta prima dell'11 novembre 2023 identifica, se ancora ce ne fosse bisogno, lo schema di un fenomeno evidente.</p>
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    <item>
      <title>Fosso (Venezia) - 11 novembre 2023 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Giulia Cecchettin, 22 anni, fu assassinata da Filippo Turetta l'11 novembre 2023. I due avevano avuto una relazione che la ragazza aveva poi deciso di chiudere. Da allora Turetta aveva esasperato comportamenti, gia evidenziati prima, di controllo ossessivo, possessivita e dipendenza, con costanti ricatti psicologici, minacce di suicidio, violenze verbali e in almeno un caso anche fisiche. L'omicidio, cosi ha stabilito la Corte d'assise di Venezia, fu premeditato e pianificato. Filippo Turetta e stato condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione mentre sono stati esclusi il reato di atti persecutori e l'aggravante della crudelta. E stato condannato anche per sequestro di persona, porto d'armi e occultamento di cadavere.</p>
<p>Ci sono state polemiche, dopo la sentenza, soprattutto per l'esclusione dell'aggravante della crudelta. Ripercorrere le tappe del processo aiuta a capire perche i giudici sono arrivati a quella decisione, cosi come analizzare i comportamenti di Filippo Turetta prima dell'11 novembre 2023 identifica, se ancora ce ne fosse bisogno, lo schema di un fenomeno evidente.</p>
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    <item>
      <title>Colleferro - 5-6 settembre 2020 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 Willy Monteiro Duarte, ventunenne di Colleferro, a 50 chilometri da Roma, fu ucciso con calci e pugni da quattro ragazzi tra i 25 e i 22 anni. L'aggressione, a freddo, violentissima e totalmente immotivata duro meno di 40 secondi. I media parlarono il giorno successivo di rissa, di guerra tra i ragazzi di Colleferro e quelli di un paese vicino, Artena, di uno scontro prolungato. In realta non fu cosi. </p>
<p>Due degli aggressori, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, erano giunti nel luogo dove avvenne l'omicidio pochi secondi prima. Arrivarono, colpirono e se ne andarono in meno di due minuti. Gli altri due condannati, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, erano invece gia presenti a Colleferro e si unirono al pestaggio. Willy Monteiro Duarte fu ucciso semplicemente perche era in quel luogo e perche si era avvicinato a un amico che in quel momento stava discutendo con uno dei quattro di Artena.<br />
I fratelli Bianchi, Pincarelli e Belleggia furono arrestati poco dopo l'aggressione. L'attenzione dei media si concentro sui primi due, i fratelli Bianchi, esperti di arti marziali, gia conosciuti in zona per altri episodi di violenza.</p>
<p>Il processo ricostrui che cosa accadde quella notte, il ruolo di ciascuno dei quattro aggressori e soprattutto che cosa c'era all'origine di quella violenza feroce e immotivata. Si discusse molto di omicidio preterintenzionale e di omicidio volontario. Tutti e quattro gli imputati sono stati condannati per omicidio volontario ma le pene sono state diverse. Per due di loro, Marco e Gabriele Bianchi, si e svolto un nuovo processo in Corte d'appello ma solo per riformulare l'entita della pena. Ora si dovra pronunciare la Corte di Cassazione.</p>
]]></description>
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      <title>Colleferro - 5-6 settembre 2020 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 Willy Monteiro Duarte, ventunenne di Colleferro, a 50 chilometri da Roma, fu ucciso con calci e pugni da quattro ragazzi tra i 25 e i 22 anni. L'aggressione, a freddo, violentissima e totalmente immotivata duro meno di 40 secondi. I media parlarono il giorno successivo di rissa, di guerra tra i ragazzi di Colleferro e quelli di un paese vicino, Artena, di uno scontro prolungato. In realta non fu cosi. </p>
<p>Due degli aggressori, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, erano giunti nel luogo dove avvenne l'omicidio pochi secondi prima. Arrivarono, colpirono e se ne andarono in meno di due minuti. Gli altri due condannati, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, erano invece gia presenti a Colleferro e si unirono al pestaggio. Willy Monteiro Duarte fu ucciso semplicemente perche era in quel luogo e perche si era avvicinato a un amico che in quel momento stava discutendo con uno dei quattro di Artena.<br />
I fratelli Bianchi, Pincarelli e Belleggia furono arrestati poco dopo l'aggressione. L'attenzione dei media si concentro sui primi due, i fratelli Bianchi, esperti di arti marziali, gia conosciuti in zona per altri episodi di violenza.</p>
<p>Il processo ricostrui che cosa accadde quella notte, il ruolo di ciascuno dei quattro aggressori e soprattutto che cosa c'era all'origine di quella violenza feroce e immotivata. Si discusse molto di omicidio preterintenzionale e di omicidio volontario. Tutti e quattro gli imputati sono stati condannati per omicidio volontario ma le pene sono state diverse. Per due di loro, Marco e Gabriele Bianchi, si e svolto un nuovo processo in Corte d'appello ma solo per riformulare l'entita della pena. Ora si dovra pronunciare la Corte di Cassazione.</p>
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      <title>Arce - 1 giugno 2001 - Prima parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 1deg giugno 2001 una ragazza diciottenne di Arce, in provincia di Frosinone, scomparve. Si chiamava Serena Mollicone. Il suo corpo venne trovato due giorni piu tardi, in un bosco. Era stata legata con nastro adesivo e fil di ferro, sulla testa aveva un sacchetto di plastica del supermercato Eurospin. Aveva una ferita alla testa, l'autopsia stabili che era morta per soffocamento.</p>
<p>Quella dell'omicidio di Serena Mollicone e una storia intricata e lunga, giudiziariamente ancora aperta. Ci sono stati due filoni di indagine. Un anno e mezzo dopo il delitto un uomo, Carmine Belli, di Arce, fu arrestato. Passo 17 mesi in carcere prima di essere assolto in tre gradi di giudizio. Dieci anni dopo vennero indagati e poi imputati il comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, suo figlio Marco, sua moglie Anna Maria, e altri due carabinieri. Secondo l'accusa, Serena Mollicone era stata assassinata proprio all'interno della caserma in seguito a una lite con Marco Mottola.</p>
<p>In questa vicenda ci sono state testimonianze mutate nel tempo, oggetti scomparsi e poi ritrovati, impronte digitali e tracce di Dna mai attribuite. Un carabiniere, Santino Tuzi, dichiaro di aver visto la mattina del 1deg giugno 2001 una ragazza somigliante a Serena Mollicone entrare in caserma. Non l'aveva poi vista uscire. Ritratto quella dichiarazione per poi tornare a confermarla. Pochi giorni dopo si uccise.</p>
<p>Al centro degli ultimi processi ci sono state le analisi scientifiche, soprattutto su una porta danneggiata. Secondo l'accusa a provocarne la rottura era stato il capo di Serena Mollicone.</p>
<p>La Corte di Cassazione ha annullato, questa primavera, il processo d'appello che aveva assolto Franco Mottola, suo figlio e sua moglie. Il processo andra rifatto.</p>
]]></description>
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      <title>Arce - 1 giugno 2001 - Seconda parte</title>
      <description><![CDATA[<p>Il 1deg giugno 2001 una ragazza diciottenne di Arce, in provincia di Frosinone, scomparve. Si chiamava Serena Mollicone. Il suo corpo venne trovato due giorni piu tardi, in un bosco. Era stata legata con nastro adesivo e fil di ferro, sulla testa aveva un sacchetto di plastica del supermercato Eurospin. Aveva una ferita alla testa, l'autopsia stabili che era morta per soffocamento.</p>
<p>Quella dell'omicidio di Serena Mollicone e una storia intricata e lunga, giudiziariamente ancora aperta. Ci sono stati due filoni di indagine. Un anno e mezzo dopo il delitto un uomo, Carmine Belli, di Arce, fu arrestato. Passo 17 mesi in carcere prima di essere assolto in tre gradi di giudizio. Dieci anni dopo vennero indagati e poi imputati il comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, suo figlio Marco, sua moglie Anna Maria, e altri due carabinieri. Secondo l'accusa, Serena Mollicone era stata assassinata proprio all'interno della caserma in seguito a una lite con Marco Mottola.</p>
<p>In questa vicenda ci sono state testimonianze mutate nel tempo, oggetti scomparsi e poi ritrovati, impronte digitali e tracce di Dna mai attribuite. Un carabiniere, Santino Tuzi, dichiaro di aver visto la mattina del 1deg giugno 2001 una ragazza somigliante a Serena Mollicone entrare in caserma. Non l'aveva poi vista uscire. Ritratto quella dichiarazione per poi tornare a confermarla. Pochi giorni dopo si uccise.</p>
<p>Al centro degli ultimi processi ci sono state le analisi scientifiche, soprattutto su una porta danneggiata. Secondo l'accusa a provocarne la rottura era stato il capo di Serena Mollicone.</p>
<p>La Corte di Cassazione ha annullato, questa primavera, il processo d'appello che aveva assolto Franco Mottola, suo figlio e sua moglie. Il processo andra rifatto.</p>
]]></description>
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